Renato Filippelli

dai fatti al web

Contributi

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10 Risposte a “Contributi”

  1. Michele Graziosetto
    Maggio 16th, 2017 @ 20:06

    Tutto è brusio
    (per Renato Filippelli)

    Brucia l’asfalto a Cascàno in cima alla salita
    ma il sentiero che porta alla tua casa
    giace in un’intensa frescura
    come la tua poesia.
    Perché non ricordarti nel declinante pianoro
    in cerca di qualche sillaba
    per ritrovare un’armonia perduta?
    Tutto è brusio dintorno alle tue stanze:
    è l’occhio vigile dei tuoi figli
    che plasma –operoso-la tua memoria.

    (ottobre 2015)

  2. Antonio Marcello Villucci
    Gennaio 25th, 2015 @ 20:06

    Una lirica per Renato Filippelli (In memoriam)

    Condurrò la tua anima lieve
    fra il cereo tremore d’una lampada
    che rischiari il cammino
    ai miei passi di tristezza
    lungo il sentiero dell’Eterno.
    Al Padre Celeste
    rammenterò il tuo canto verginale
    nel verde silenzio del Subasio
    nell’ora della francescana pace
    e le tue parole d’Amore:
    per le donne vessate dal piede straniero
    tra i cespi di strame del Massico,
    per i tuoi sacri Lari:
    padre madre fratello.
    Nella casa campestre
    sul colle ch’ebbe nome “la Pera”
    aprivi colloqui con le stelle
    e il mare remoto
    fino al risveglio dell’alba
    segnato dal battito d’ali degli aironi.
    Cari avesti la sposa amorosa
    che visse con te trepide ansie
    ed estatici miti
    e i figli e i loro nati
    che amasti d’un segreto amore.
    Amico dolcissimo,
    il mio cuore è il tuo cuore.
    Nel Giorno del Giudizio un Angelo
    per Grazia di Resurrezione
    ci condurrà ai Campi Elisi della Poesia.

  3. Rodolfo Di Biasio
    Novembre 9th, 2014 @ 22:04

    L’ultima poesia di Renato Filippelli

    Spiritualità ( Napoli, Guida, 2012) è l’ultimo libro di Renato Filippelli ed è libro postumo.
    Quando mi accade di avere tra le mani siffatti libri, avverto la mia inadeguatezza ad entrarci del tutto dentro, perché essi ad ogni pagina ribadiscono il suggello dell’irrevocabilità: si fanno infatti tali libri definitivi e risultano essere approdo e sintesi di un itinerario durato un’intera vita. Occorre interrogarli perciò tali libri, fatti dalla morte oracolari.
    Questo mi accade oggi con Spiritualità. Tenerlo tra le mani e leggerlo e rileggerlo mi riporta a tutte le altre raccolte di Filippelli, non molte, ma tutte bene scandite nel tempo, tutte legate da una parte saldamente nei temi e dall’altra sostenute sul piano stilistico da un’idea forte di una poesia che vuole soprattutto significare.
    Spiritualità ha anche un ulteriore valore aggiunto. Il poeta, consapevole della fine, affida questa sua ultima opera all’amore e alle qualità di studiosa della figlia. A questo punto la raccolta si fa luogo di incontro tra chi non c’è più e chi resta, diventa la raccolta il mezzo per mettere nelle mani della persona amata la spremitura di un’intera vita.
    Così Fiammetta Filippelli scrive nella breve e intensa e umana nota introduttiva al libro: “L’aver affidato a me il compito di far conoscere questa raccolta se non avesse fatto in tempo a pubblicarla, credo sia l’ultimo suo dono, consapevole, com’era, che ciò avrebbe significato per me riempire il vuoto del rimpianto con nuove energie tese alla fissazione di quel valore universale che la poesia può dare al mistero solitario della vita di un uomo…”
    A quantificare poi la cifra alta di Spiritualità interviene anche la Prefazione di Raffaele Nogara, figura nobilissima ed esemplare di pastore, anch’essa breve, anch’essa intensa, dettata dall’amicizia e dalla stima che lo legavano a Filippelli: “Per me poesia è amore della bellezza, è fascino e commozione, è verità e musica dei sentimenti, è canto di trascendenze felici, è intuizione di immagini nuove, è sogno di mondi aperti, è brivido di risonanze e di messaggi imprevedibili, è rivelazione di misteri nascosti, è sospiri di aurore, è speranza piena di immortalità. Queste qualità presenti nella produzione letteraria di Filippelli rendono vera e grande la sua poesia.”
    Spiritualità anche con queste pezze d’appoggio può allora diventare davvero il libro guida per percorrere il viaggio nella poesia di Filippelli dal giovanile Il cinto della Veronica (1964) fino a Dai fatti alle parole (2006) passando attraverso le opere centrali Ombre dal sud (1971) Requiem per il padre (1983), Plenilunio nella palude (1997), perché vi vengono ribaditi e assolutizzati tutti i gangli vitali che l’hanno innervata: le radici, la terra, il Sud, l’amore, la bellezza, la ricerca di Dio, gli affetti familiari, la pietà per gli umili e gli ultimi di ieri e di oggi ( a tal proposito mi piace ricordare la lirica di Spiritualità che si intitola “Per gli immigrati clandestini”: “Voi, dolore del mondo, \ quale torto recaste al vostro Dio,\ così profondo\ che la sua carità vi disconobbe?\ Eredi di naufragi millenari \ vi salvi la deriva, e la speranza \ vi conservi le lampade\ che accendeste in viaggio sulle sponde\ della pietosa Italia.”)
    Questi temi vengono incontro al lettore pianamente attraverso la scrittura che è di Filippelli, colta e intrisa della tradizione, una scrittura senza trucchi, senza infingimenti, persuasiva che in Spiritualità si è fatta ancora più rastremata.
    Ma il motivo unitario del libro è nel desiderio e nella volontà del poeta di tracciare un graffito di quella che è stata la sua vita. Filippelli si consegna in queste poesie nudamente al lettore, ci dice del suo dialogo con Dio, un Dio che non è stato semplice trovare, un Dio che è stato ed è continuo travaglio: “O mio amico lettore che mi credi sereno sulle scale\ degli incontri con Dio\ tu ignori l’ira e il dispetto che ho per me stesso quando\ convivo con il vecchio \ cobra che leva il capo\ velenoso di dubbi e di ironia.”
    Tante cose ancora da dire su Spiritualità, ma lo spazio di un articolo è poco e allora mi piace chiudere questa mia lettura con la poesia che chiude la raccolta che si intitola “Per il mio stato di salute”: “Mi chiedi come sto.\ Ti dico cosa sono: sono un vecchio\ carretto chiuso\ nella rimessa con le stanghe all’aria.”
    E’ struggente con il guizzo di ironia che la pervade nella sua secchezza. Ci dice il poeta con questa sua ultima similitudine dell’orizzonte che per tutti è destinato a chiudersi. E’ poesia esemplare.

  4. Carmine Brasile
    Maggio 20th, 2011 @ 21:51

    Fraterno Renato,
    ci hai lasciati all’alba di un giorno di primavera, l’ora pura e la stagione sinonimo di freschezza, fragranza, rigoglio.
    Con la tua poesia, radice profonda e vitale della tua anima e della tua vita, hai scavato dentro di te ricercando e irraggiando le plaghe più segrete, palpitanti delle più autentiche ed elevate tensioni dello spirito. Lo scandaglio entro il tuo mondo è stato passione di esplorazione ed anche scoperta di spazi intimi con una loro solarità e salubrità.
    Hai voluto cogliere in te, per poterlo proiettare ad altrui beneficio, ogni sprazzo di luce capace di illuminare ed esaltare il più alto sentire ed agire dell’uomo. Nel culto tuo della poesia, s’irradiavano, come in raggiera luminosa, la cura e la gioia di volere espandere la dimensione della bellezza delle idealità più potentemente edificanti le forme poiù genuine e feconde del sentimento e del comportamento.
    La cultura, impegno appassionato che ha accompagnato e scandito ogni tua ora, s’identificava con il tuo stesso respiro, perchè vibrava del tuo spirito e trasmetteva una vitalità benefica anche a chi ne veniva a contatto, sia pure istantaneo.
    La tua parola aveva una sua eloquenza sorgiva, perchè affiorava dalle falde più generose e sicure delle profondità dell’animo, là dove hai voluto sempre penetrare e cogliere, per donare con spontaneità e larghezza di munificenza. Hai sempre dato al solo abbozzo di richiesta, anche precedendolo. Il tuo abito di azione quotidiana si fregiava del distintivo del galantomismo, perchè l’onestà era la tua ragione di orgoglio e gaudio, volendo impersonare la dignità umana nella gamma più completa e nella forma più elevata. Di eccellente livello il valore della tua umana testimonianza, non solo nell’illustre prestigio della tua attuazione professionale, ma anche nella essenza etica che ha sostanziato la tua esistenza, che hai sentito e vissuto nei suoi impulsi di maggiore profondità e rilevanza.
    In me, che ho avuto il gran piacere e privilegio di esserti amico vero da quando ci accomunavano i calzoni corti, nel travaglio e nell’ansia di rinascita del secondo dopoguerra, ora è tanta la tristezza della tua assenza, insieme alla tanta nostalgia della continuità quotidiana delle nostre interminabili passeggiate con il calore della nostra conversazione e l’apertura del nostro orizzonte. Nella piazza del nostro borgo natio sembra non del tutto spenta l’eco del nostro discorrere. Ne è traccia tenace nella memoria.
    Gli ulivi del tuo paterno terreno, nel tuo cuore radicato con le stesse radici di quegli alberi, non hanno interrotto la loro voce nella brezza della notte, sotto il firmamento stellato, meraviglia del tuo sguardo ed ispirazione della tua poesia. Tra essi, tu continui ad esserci, con l’amore di sempre, per la nostra memoria, commossa e devota. Così come la tua presenza è indelebile e profonda negli affetti della tua famiglia, per la quale tu custodivi in te la tenerezza più integra e vibrante.
    A due passi da questa chiesa, il mare continua ad esser bello nel suo antico canto, quel mare al cui ondeggiare, quasi ogni giorno, hai rivolto lo stupore dei tuoi occhi ed il palpitare segreto del tuo animo, veleggiando in esso, leggero e libero, il sogno della tua fantasia.
    Ora sei nell’abbraccio beatifico del Padre Celeste, sempre in ascolto di ogni sillaba della tua tensione a Lui affidata ai tuoi versi.
    A noi resta, con il tuo sempre vivo ricordo, un sospirato ardore di preghiera al Signore, perchè ti abbia nella sua grazia infinita e con la sua luce ci rischiari ogni nostro giorno.
    Scauri 21-5-2010
    Carmine Brasile

  5. Antonio Marcello Villucci
    Aprile 8th, 2011 @ 20:17

    Io ti condurrò (a Renato Filippelli - in memoria)

    Io ti condurrò
    tra il tremore d’una lampada
    su per il sentiero
    della prima stella
    per consegnarti nelle mani di Dio
    che ti porrà accanto
    all’ombra di tua madre
    e di tuo padre
    su una fiorita d’asfodeli
    e d’angeli.

  6. Angelo Raffaele Scetta
    Marzo 11th, 2011 @ 19:54

    Parole a Renato Filippelli

    Ora ti accoglie altro Parnaso,
    altro Elicona vivi e ti disseti
    alle sorgenti sacre delle Muse.
    Noi torniamo, perduti, a rivederti
    alle rive del mare dove un giorno
    ti facesti volo di gabbiano.
    Torniamo, pellegrini, alla tua casa
    dove aspettava, tenera e pensosa,
    Colei che prima ti sentì poeta.
    Ti riaffacci
    con noi sul tuo Tirreno
    dove ascoltasti il cuore di Fiammetta.
    E vedesti aleggiare sulle onde
    il soffio dello spirito di Dio.

    Ora sei altro tempo,
    tempo mutato.
    Tempo perenne, tempus
    infinitum.
    Vale
    amico benigno e generoso.
    Vale Poeta.

  7. carmen
    Ottobre 23rd, 2010 @ 20:08

    Formia 9/10/2010
    Al Poeta e alla sua eternità
    (Al Poeta Renato Filippelli)
    Di
    Carmen Moscariello

    A volte penso che sei morto, ma non mi pare, la tua presenza è là.
    Posso ancora leggerti i miei versi con umiltà, perché sempre ti

    considerai grande e irraggiungibile Maestro. Chi ora mi difenderà?
    Chi mi dirà: Carmen, le strade della vita sono sempre attraversate

    dalla luce e il cammino del Poeta è consacrato alla verità.
    Le lacrime, ne ho versate tante, sapevo come la malattia ti divorava,

    ma la tua fierezza mi fece credere che tu fossi immortale.
    Caro Renato, la tua eternità spazia lontano nel firmamento

    delle voci chiare, nell’omelia incorrotta della Poesia.
    Volteggia lenta una foglia d’autunno a ricordare

    l’eternità del tuo poetare, nenie luccicanti di malinconia
    sfiorano il vento che culla materno il tuo esser figlio.

    Chi può dire dove ci incontreremo per raccontarti
    ancore le mie liturgie di madre e di Poeta.

    A te cantore degli umili, della terra bagnata dal sudore,
    della Casa del Padre dove sei tornato.

  8. Vera Panico
    Settembre 23rd, 2010 @ 21:35

    Il commento di un’allieva…

    Non ho la maturità e la saggezza per esprimere la commozione lirica e personale che sento leggendo i versi di Giuseppe Limone. Ho il cuore di un’allieva che riconosce i tratti più belli della persona ed e del professore. Di entrambe le persone e di entrambi i professori che io ho avuto l’onore e il piacere di conoscere ed amare.
    Renato Filippelli è qui raccontato dal cuore e dall’intelligenza di un amico che lo stima culturalmente ed umanamente. Il poeta Filippelli quando leggeva o recitava dei versi li ridiceva da capo a fondo, seguendo quello che Giuseppe Limone definisce “spartito di pensieri e parole” col “volo alto” di un nocchiero che, oggi, a tutti noi manca veramente tanto. Il prof. Filippelli gestiva e muoveva con i passi di un ballo fine e delicato le parole che utilizzava: poteva essere un contenuto letterario, un fatto semplice e comune, oppure un evento particolare. La differenza era nel modo di porgere qualsiasi oggetto di conversazione: tutto acquistava un colore diverso, fine e importante. Giuseppe Limone nella sua poesia ci regala questi ricordi, con affetto e discernimento concreto e leale, attraverso dei versi che nulla sottraggono all’omaggio rivolto a Renato Filippelli.
    E’ vero, come dice il prof. Limone, che il silenzio si arricchisce di vecchie e nuove parole solo attraverso i ricordi (“Raccolgo/nella coppa delle mani il tuo silenzio/arricchito di te…”). E allora tutto ritorna alla mente e sembra rivivere davanti ai nostri occhi: il borsalino; il guizzo dello sguardo (attento e pungente, molto spesso ironico con se stesso e con la vita); il passo svelto (soltanto materialmente frenato da una malattia, che non ha mai scalfito la lucidità né della mente né della parola); e infine, immagine ancora più chiara, il sorriso ospitale dei suoi occhi. Fa bene il prof. Limone a coniugare il sorriso alla gratuità dell’offerta, perché dal punto di vista umano rende omaggio all’uomo che non riusciva a negare facilmente la disponibilità al semplice colloquio, alle sfide dell’intelligenza e della cultura, all’umanità delle persone semplici e importanti di cui il poeta e l’uomo ingegnoso coglieva sempre l’essenza. Il latte sorgivo della Letteratura, riscoperto con le mani della figlia Fiammetta; i nuovissimi semi…scoppiati come anime implumi al loro primo sole; i ricordi di tutti i suoi affetti, dalla moglie ai figli, in un’unica cornice legata alla sopravvivenza della domus patris, alla figura della madre, alle fede nel Dio consolatore, implorato con fierezza, con coraggio, ma mai con rassegnazione. Ed è pure vero che chi legge la poesia di Limone ha la sensazione di riascoltare il granire del suo pensiero vetrato, quello che graffia, leviga e non corrode, e che – comunque - è sempre raccolto e custodito dalla mite bonomìa che ha caratterizzato la vita del prof. Renato Filippelli.
    Capiamo a turno/troppo tardi tutti…: non è mai tardi quando si reincontra un amico, oppure quando il suo ricordo ritorna con forza in una sola giornata. E’ tardi se il ricordo si trascina e non si ama, oppure se non si rispetta; è tardi se l’uomo che rubava il cuore e l’intelligenza delle persone non sopravvive al dolore di chi l’ha conosciuto. E il vuoto, certe volte, sembra incolmabile.
    Grazie Giuseppe.

  9. Giuseppe Limone
    Agosto 25th, 2010 @ 18:26

    A RENATO FILIPPELLI
    Un amico scomparso non si ricorda. Si reincontra.

    Un poeta è l’apparizione di una nuova sorgente nel
    tempo dell’universo.

    Sempre mi corre incontro la tua voce
    agrumosa, melagrana sonora, musicale
    diamante aperto in granuli di sole.
                                                     La spieghi ancora
    all’aria e scintilla
    per ciottoli e fontane il tuo calore
    verde, la tua ansia di ali.
                                                    Tu racconti
    ricordi e versi di poeti
    ad allievi rapiti, e a chiusi occhi sorridi: come nocchiero
    governi sicuro lo spartito
    di pensieri e parole, e ne fai
    quercia e sequoia, al cielo
    a grandi braccia squadernata, mentre bianco colombo
    a volo alto tu governi il mare.
                                                    Sorse
    fra Cascano e Minturno la tua stella
    e fece uva forte, vino maturo. Ebbe
    marine e campagne
    e salse ombre
    e succhi buoni della terra verace
    e volti sprigionati nelle rocce
    lavorate dal mare.
                                                    E ti fu luce
    la perenne madre
    dalla forza contadina,
    l’eros della parola, la vendemmia dei venti
    della tua terra, la piantagione degli ulivi
    e l’avamposto verde della tua
    Domus patris, asse del mondo
    che non tradisce ed è porto a chi la cura.
                                                    Sono
    sulla soglia della casa paterna
    dove fiorì forse il tuo concepimento, nel pozzo d’aria
    dei suoi venti. Raccolgo
    nella coppa delle mani il tuo silenzio
    arricchito di te. Sotto il Borsalino
    sobrio e splendido il guizzo
    dello sguardo, il passo svelto, il sorriso
    ospitale dei tuoi occhi.
                                                    Vedo il tuo cuore
    ruotare fra le mani di Dio,
    offerto al suo perdono da tua madre
    che lo sorveglia, mai dòma.
                                                    Ferve per noi
    ora nei campi il latte
    sorgivo dalla tua Letteratura
    munta con le tue mani
    incrociate con le mani della figlia
    devota. Fiammetta dico
    e il suo nome era il tuo lampo.
                                                    Mi manca
    la magia della tua voce
    che morde la mattina e l’insapora.
                                                    Ricordami di te ricordami ancora
    la bellezza di Mimma,
    scolpita adolescente, a memoria
    figurata in un attimo dal sole,
    sciolta i capelli in una treccia sola.
                                                    Raccontami ancora
    il vanto dei tuoi figli, che vanno dove osano le aquile
    e dove il tuo orgoglio segreto li accompagna. Raccontami
    i tuoi voli iridati, il tuo onore,
    i tuoi giorni difficili, il padre taciturno, i nuovissimi
    germogli a te scoppiati, anime implumi, al loro
    primo sole. Li raccogli
    al petto e sorridi.
                                                    Io risento ora
    l’intelligenza del tuo brivido nel sangue
    che corre sul pericolo del filo
    in una perspicacia francese
    che sa del sottosuolo,
    in una pulsazione della luce. Risento
    sotto la tua percezione degli uomini il granire
    d’un talento vetrato che corrode, raccolto
    nel caldo guanto d’una mite bonomía.
                                                    Tu ora ricordi:
    amasti il giorno di guerra della bomba
    che ti cadde accanto, quello in cui nell’improvvisa
    vertigine dell’attimo tuo padre, per salvarti,
    atterrandoti ti strinse sul suo cuore. Fu
    la prima volta e fu la sola.
    Solo nella catastrofe l’amore
    più sacro
    perde il suo impaccio e si rivela.
                                                    Capiamo a turno
    troppo tardi tutti,
    ed è un male incurabile,
    in questo tempo nostro troppo gramo
    crollatoci sul cuore, ora
    a tradimento mùtilo anche di te.

    Napoli, 13 agosto 2010

    Giuseppe Limone
    giuseppelimone@tin.it

  10. Anna Maria Capasso
    Aprile 11th, 2010 @ 15:26

    Un maestro

    Quel mastro Filippelli
    che guarda di sottecchi,
    e poi ti spoglia, è insieme
    un mangialibri e uno scrittore.
    Incontrarlo è un segno di
    predestinazione:
    si concede, si apre, si dona,
    senza riserve, con la generosità
    che fa di lui:
    il “Professore”.
    Una magnanima mente geniale
    che ha coniugato il senso della vita:
    “chi dà di sè, vive negli altri”
    si garantisce la continuità
    dell’essere, una particella
    d’infinito.

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